Alti, scurissimi, con i capelli crespi ma a volte resi quasi biondi
da salsedine e sole, i Vezo vivono in case di legno sulle dune costiere
tra Morombe e Anakao.

I loro piccoli villaggi sono situati sulla costa occidentale dell'isola
e l'irta foresta che si estende alle loro spalle, fa sì che
alcune località siano raggiungibili soltanto via mare,

zigzagando tra le barriere coralline con le piroghe a bilanciere;
a bordo di tali piroghe (le laka) molto simili ai praho indonesiani
e scavate nel legno del baobab, i fieri pescatori Vezo affrontano
l'oceano. Sempre in viaggio, sempre alla ricerca di spiagge incontaminate,
mari più pescosi. |

Ancora oggi, la gente degli altopiani li considera dei vagabondi.
Sostengono di discendere da una sirena innamoratasi di un uomo, e
considerano loro antenati alcune specie di pesci che, se finiscono
nelle reti, si affrettano a restituire al mare.

La realtà è che sono semi-nomadi come i loro antenati
indonesiani e per inseguire le prede passano spesso la notte su spiagge
e isolette trasformando le vele rettangolari delle loro canoe in tende
di fortuna.

Nessuno sa con precisione quanti siano. Il loro territorio sono i
banchi di pesci che si spostano sotto il tropico del Capricorno, lungo
la costa ovest del Madagascar. |
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Un censimento approssimativo è stato effettuato da organismi
internazionali contando il numero delle piroghe dagli aerei e si è
arrivati ad una stima approssimativa di 50.000 individui, appena l'1%
di tutta la popolazione dell'isola.

Famosi da secoli per la pesca alle acciughe, i Vezo prendono tutto
ciò che il mare offre loro: gamberetti, granchi, cernie, polipi,
tonni, aragoste. Raccolte in mare o sulla spiaggia, le alghe vengono
vendute alle aziende farmaceutiche.

Più rare, le tartarughe marine alimentano un lucroso traffico.
Ma da alcuni anni la maggior fonte di reddito di questi nomadi del
mare è rappresentata dalla semplice ma al tempo stesso pericolosa
caccia allo squalo.
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